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Le cautiones iudiciales: caratteri generali

ULPIANO presenta le cautiones iudiciales come una delle tre forme in cui si possono estrinsecare le stipulationes praetoriae.

Egli sostiene, infatti, che le stipulationes praetoriae sono di tre tipi: iudiciales, cautionales, communes. ludiciales, quelle che si riferiscono alla procedura e che  sono  preparatorie al giudizio; esse mirano cioè ad assicurare l’efficacia del giudizio.

A titolo di esempio sono qui collocate la cautio iudicatum so/vi e la cautio ex operis novi nunciatione. Cautionales, quelle che mirano a far sorgere un’azione·, esse  intervengono cioè affinchè un determinato rapporto sia tutelato con una nuova azione.

Communes, quelle che presentano caratteristiche comuni sia alle stipulationes iudiciales che a quelle cautionales. Queste mirano ad assicurare l’efficacia del giudizio, ma nel contempo danno vita ad un’azione nel caso di inadempimento dell’obbligazione assunta con la stipulatio. Se ne evince che Ulpiano distingue le varie stipulazioni in base allo  scopo che sono dirette a realizzare o, più precisamente, in base alla funzione che ciascuna svolge soprattutto in relazione al processo.

Qui, dunque, l’aggettivo “iudiciales” denota il rapporto con il  giudizio che tali stipulazioni sembrano volte ad assicurare.

Ad un vaglio più attento, si nota però che il testo in esame presenta alcune anomalie ed illogicità che hanno indotto svariati autori a dubitare della sua classicità, perlomeno in alcuni punti. In proposito il Mozzillo ritiene che la classificazione effettivamente operata da Ulpiano sia quella che distingue fra stipulationes iudiciales e stipulationes cautionales: le prime hanno un ruolo determinante per il normale svolgimento del processo sino alla litis contestatio. Le seconde, categoria assai eterogenea, sono accomunate dalla ·capacità di permettere l’esperimento di un’azione che senza la stipulatio non sarebbe stata concessa. La classe delle stipulationes communes è perciò un’aggiunta successiva, probabilmente creata per giustificare la cautio iudicio sistendi causa.

Mozzillo chiarisce inoltre che, a suo parere, il termine “iudicium” riguarda non la sentenza ma la formula, cioè l’accordo su di essa raggiunto dalle parti e quindi la litis contestatio. Infatti se Ulpiano avesse voluto realmente indicare la sentenza, non avrebbe potuto classificare come “communis” la stipulazione vadimoniale di cui al par. 3.

Infatti la cautio vadimonium sisti può considerarsi cauzionale, oltre che giudiziale, solo se alle stipulationes iudiciales si dia una funzione circoscritta alla fase in iure del processo. In direzione in parte analoga si spinge il Guarino, condividendo con slancio la suddetta tesi della creazione post-classica delle stipulationes communes; anzi convinto della presenza di interpolazioni, lo studioso cerca di andare oltre ed individuarne l’epoca e l’entità. Arriva così ad escludere che l’alterazione sia opera di Giustiniano, che non ne avrebbe avuto motivo, per sostenere invece che questa sia post­ classica ma pre- giustinianea.

Probabilmente l’intervento è consistito in una parafrasi del testo originario, forse attuata in piu’ momenti. La tesi del Guarino è quindi che Ulpiano non avesse in alcun modo classificato le stipulationes praetoriae, bensì che si fosse limitato a dire che esse hanno il valore di azione e che le avesse poi enumerate  seguendo l’ordine dell’editto. La classificazione è dunque opera di due interventi successivi: un primo che le ha bipartite in iudiciales e cautionales, un secondo che  ha aggiunto la classe di quelle communes. Più incline ad ammettere la sostanziale classicità del brano è, invece, il Branca il quale considera seriamente la possibilita’ che Ulpiano sia l’autore di tutto il passo, confortato in ciò da quella che reputa la linearità del pensiero espresso e dall’esame filologico che non presenta alcuna rilevante anomalia formale. Ma il Branca tende a giustificare tale ipotesi soprattutto ricordando che, inevitabilmente, il pensiero di un classico e le sue dogmatizzazioni risultano piuttosto ingenue. Questa considerazione, sicuramente fondata, non è pero’ sufficiente per condividere appieno la tesi del Branca.