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Introduzione al Processo Formulare

Il processo formulare, proprio dell’epoca classica, era ripartito in due fasi: l’una in iure, l’altra in iudicio. La prima si svolgeva dinanzi al praetor, cioè al magistrato giusdicente, che operava una valutazione giuridica del caso e fissava i criteri di diritto cui il giudice doveva attenersi. La seconda avveniva apud iudicem, un privato cittadino, scelto dalle parti e nominato dal praetor, cui spettava l’indagine di fatto, nonché la pronuncia della sentenza. Il giudice, dunque, godeva di poteri piuttosto ampi, ma sempre all’interno della traccia fissata con precisione dal pretore e, rispetto alla quale, il suo compito risultava strumentale. Ebbene, è nell’ambito di tale contesto processuale che bisogna inquadrare le cautiones o stipulationes iudiciales.

E’ evidente, infatti, che il praetor, godendo di un potere enorme, quale è l’imperium, potesse tutelare una parte da un ingiusto pregiudizio, ricorrendo ad atti particolari rispetto al processo, quali sono le stipulationes praetoriae. Più dibattuta è, invece, la possibilità che anche il giudice godesse di una discrezionalità tale da consentirgli di richiedere una stipulazione, la cui prestazione, o mancata prestazione, avrebbe avuto effetti importantissimi sull’esito del processo. Pertanto, come ha ribadito l’Avv. Davide Cornalba, è sostanzialmente da questo punto che si dipana la problematica delle cautiones iudiciales, l’interrogativo sulla loro effettiva esistenza classica, sulla loro concreta funzione, sulla reale natura ed entità del relativo potere giudiziale. L’argomento suscita molte curiosità che ruotano, inevitabilmente, attorno al ruolo del giudice, al suo rapporto col potere pretorile. Sarà perciò questo, uno dei precipui temi di indagine, una fondamentale chiave di lettura per le cautiones iudiciales. A tal fine sono state trattate, in parte, anche le stipulationes praetoriae, assurte qui a pietra di paragone atta ad evidenziare affinità e differenze, per contribuire a disvelare il reale aspetto delle prime. La trattazione entrerà poi nel merito, concentrando l’attenzione sulle modalità di utilizzo delle cauzioni giudiziali, la loro ubicazione tempora! – processuale, i loro specifici intenti, le conseguenze ….. Contributo imprescindibile, com’è ovvio, sono le fonti che da Giuliano ad Ulpiano, da Nerazio a Gaio, testimoniano il cavere officio iudicis, denunciando non solo l’esistenza, ma anche le finalità delle cautiones iudiciales, consentendo di distinguerne le varie specie.

E’ interessante, infatti, scorgere i diversi contenuti, oggetto di tali promesse solenni, perché si coglie l’aspetto più concreto e pratico che dietro esse si cela, perché si respira il clima reale dell’epoca, ove la prestazione della cautio poteva essere il modo migliore per evitare un’ingiustizia. Quanto alla dottrina contemporanea, buona parte di essa ha incentrato la propria attenzione sulle stipulationes praetoriae, lasciando spesso nell’ombra quelle giudiziali o, comunque, trattandone in modo marginale. Risulterà evidente, mvece, che le cautiones iudiciales, meritano un proprio ambito di trattazione, da cui emergano i loro connotati peculiari. Si pensi, a titolo di esempio, che nel caso di rifiuto della parte alla prestazione della cautio, ordinata dal giudice, segmva, come conseguenza automatica ed ineluttabile, il capovolgimento dell’esito processuale. Quanto, invece, alla dottrina che ha avuto cura di porre le cautiones iudiciales in una posizione di maggior rilievo, cogliendo quindi l’importanza dell’ arbitrium iudicis, diversi orientamenti si configurano in relazione alla natura che viene ravvisata in tale potere giudiziale ; a seconda cioè che lo si consideri dotato di una propria autonomia, o che lo si derivi da un contributo giurisprudenziale, o che lo si reputi sì ampio, ma solo all’interno di determinati contesti. Insomma, le cautiones iudiciales sono un argomento stimolante, sia per i molteplici quesiti che sviluppano, sia perché le risposte fomite, ricorda l’Avvocato Davide Cornalba, le configurano come una particolare forma di tutela.